STORIE DELLA STANZA
Barbarella
Alcuni mobili arrivano in atelier da soli.
Altri vengono chiamati.

La storia di Barbarella inizia con un altro comodino.
Quello di Nonna Enza.
Dopo il suo viaggio fino a Roma, il trasporto non fu particolarmente gentile e il top arrivò danneggiato. Non era il finale che speravo per quella storia.
Così mi rimisi subito al lavoro.
Realizzai un nuovo top e lo spedii alla cliente, perché un oggetto che ha affrontato tanti chilometri merita di arrivare a destinazione nel modo giusto.
Qualche tempo dopo arrivò una sorpresa.
La cliente era rimasta soddisfatta e mi chiese un secondo comodino.
Lo voleva il più simile possibile a Nonna Enza, ma con una decorazione che richiamasse i colori della tappezzeria della sua camera da letto. Mi inviò una fotografia e iniziò una nuova ricerca.
Il problema era uno.
Nonna Enza era uno spaiato.
Quindi non esisteva un gemello da recuperare.
Bisognava trovarne uno che sembrasse nato per stare accanto a lei.
Dopo giorni di mercatini e ricerche, eccolo.
In mezzo ad armadi enormi e vecchie camerette.
Come se stesse aspettando proprio quel momento.
«Prendimi, sono quello che stai cercando.»
Mandai la fotografia alla cliente.
E lei approvò immediatamente la scelta.
Prima di iniziare la trasformazione c’era però una questione da risolvere.
Le tarme.
Il comodino presentava diversi fori e la cliente aveva avuto brutte esperienze in passato.
Così partì una vera quarantena.
Antitarlo in ogni foro.
Una settimana di isolamento.
Controlli continui.
Solo quando fui certa che non ci fossero ospiti indesiderati iniziai la trasformazione.
Tre mani di verde tiglio.
Dettagli in oro.
Lo stesso linguaggio di Nonna Enza.
La stessa eleganza.
Ma con una personalità tutta sua.
Mancava ancora qualcosa.
La decorazione.
Quella parte che avrebbe legato il comodino alla stanza che lo stava aspettando.
La cliente scelse un motivo floreale.
Lo disegnai a mano libera e poi lo dipinsi con colori acrilici.
Fu in quel momento che smise di essere “il comodino simile a Nonna Enza”.
E diventò Barbarella.




COME L’HO TROVATO
Dopo giorni di ricerca nei mercatini, nascosta tra armadi e camerette.
PERCHÉ L’HO SCELTO
Perché aveva le proporzioni e il carattere giusti per diventare la compagna di Nonna Enza.
IL MOMENTO PIÙ DIFFICILE
Essere certa che le tarme fossero davvero soltanto un ricordo.
IL DETTAGLIO CHE OGGI MI FA SORRIDERE
Pensare che tutto è nato da una cliente che, dopo un imprevisto, ha deciso di affidarmi un secondo progetto.
Alcuni mobili vengono salvati.
Altri vengono cercati perché qualcuno li sta già aspettando.

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